Il paese
Situata in prossimità del
Po, a una trentina di km da
Reggio e a una ventina da
Parma (lungo la ex
statale 62), l'antica
Brixellum romana conserva le
tracce del suo passato nell'Antiquariu
m,
in via Cavallotti 12 (ex monastero
benedettino) dove si possono
ammirare interessanti testimonianze e sculture del periodo
romano, tra cui la statua di un personaggio con lacerna, del
I secolo dopo Cristo.
Ma più che per il suo antico passato,
Brescello è celebre per essere stata nel dopoguerra il set
di uno dei cicli cinematografici più amati: quello di
Peppone e
Don Camillo, impersonati
sul grande schermo da Gino Cervi
e Fernandel e ispirati dai racconti
di Giovanni Guareschi. Ai due
personag
gi, simboli dell'Emilia
rissosa del dopoguerra, Brescello ha dedicato un vero e
proprio museo, nel quale sono custoditi numerosi oggetti di
scena, tra i quali anche un carro armato. Il crocefisso che
nella finzione cinematografica parla a
Don Camillo è invece tuttora al suo posto, nella
chiesa di Santa Maria Nascente.
Da vedere
Piazza
Matteotti
La piazza principale del borgo è
rettangolare. Lungo i suoi lati accoglie le due statue
bronzee di don Camillo e Peppone, opera dello scultore
Andrea Zangani, poste a ricordo dei 50 anni del primo film
nella piazza del paese. Al centro della piazza si erge, su
un piedistallo marmoreo, la statua di Ercole del Sansovino.
La piazza, cinta su due lati da imponenti porticati, è
dominata dalla Chiesa Parrocchiale dedicata a S. Maria
Nascente costruita in stile ottocentesco.
Chiesa di Santa Maria
Nascente
L’attuale chiesa venne ricostruita tra il
1829 e il 1837 al posto dell’antica chiesa medioevale.
L’interno a tre navate con sei altari laterali, tre per ogni
lato, è caratterizzato dai grandi archi che separano la
navata maggiore da quelle minori e dal Crocefisso in legno
di Bruno Avesani. Al lato dell’altar maggiore è posto una
statua in gesso dello scultore locale Carlo Pisi
raffigurante Padre Pio e, nella conca dell’abside, si
trovano gli stalli intagliati del coro, sovrastati dalla
pala di Carlo Zatti.