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Comune
di
Conselice

Provincia di
Ravenna

Regione
Emilia Romagna
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Geografia fisica

Il territorio di
Conselice, della superficie di circa 6298 ettari, è
interamente pianeggiante e confina a Nord con la provincia
di Ferrara (comune di Argenta) e con Alfonsine; ad Est con
Lugo e Massa Lombarda; a Sud con la stessa Massa Lombarda e
ad Ovest con la provincia di Bologna (comune di Imola).
Il territorio è attraversato da una strada statale, la SS
16, che nel tratto Ferrara-Ravenna è chiamata Reale, e dalle
vie provinciali Selice e Bastia. La Selice attraversa tutti
e tre i centri abitati del comune, mentre la Reale e la
Bastia attraversano il solo centro abitato di Lavezzola.
Il territorio è attraversato dalla ferrovia Ferrara-Lugo,
con stazioni in tutti e tre i centri abitati. Il corso
d'acqua principale è il Canale Zaniolo che proviene da Imola
e si getta nel Canale collettore Destra Reno; non più attivo
è il canale privato Canale dei Mulini anticamente utilizzato
per trasporto merci e per il funzionamento appunto dei
numerosi mulini che su di esso sorgevano e di cui ne rimane
traccia nella frazione San Patrizio. Il Sillaro ed il fiume
Reno lambiscono per un
breve tratto il territorio del comune, vicino al confine
settentrionale.
Storia
Antichità
Le ricerche archeologiche eseguite negli
anni 1992-1995 in territorio conselicese hanno riportato
alla luce grandi quantità di conchiglie e di altro materiale
di ambiente lagunare, tra cui un'ostrica, che con il
radiocarbonio è stata datata a 2.635 anni fa. Attraverso
l'analisi di tutti i reperti si è potuto concludere che,
nell'antichità, Conselice si trovava sul limitare di una
vasta area umida.
L'area in cui si trovava il sito della città conservò i
caratteri lagunari-vallivi fino alla metà del primo
millennio d.C., cioè fino alla fine dell'Età antica.
Alto Medioevo: la fondazione
Nelle pergamene
scritte in latino conservate nell'archivio comunale compare
dall'XI secolo il nome Caput Silicis. La prima
attestazione è del 1084. Non esistono prove però che
il toponimo sia stato tramandato direttamente
dall'antichità. L'unica cosa certa è che il sito di
Conselice era in asse con
Imola nel reticolo della
centuriazione romana: forse esisteva una strada che
collegava direttamente i due centri, che distano tra loro 12
miglia romane.
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È possibile allora spiegare l'origine del
nome: una prima spiegazione, la più immediata, è che la strada
che andava da Conselice a Imola fosse selciata (silicis).
Ma ad oggi non è ancora stata rinvenuta alcuna testimonianza di
epoca romana né del tracciato, né di altro tipo nel territorio
conselicese.
Se dunque appare certo che fino all'XI secolo l'insediamento non
esistesse, le origini di Conselice sono da ricercare nelle
peculiari caratteristiche dell'ambiente naturale attorno alla
città. Dal sito dove sorge Conselice, infatti, si raggiungeva
facilmente in nave il
Po di Primaro (anticamente, il ramo meridionale del Po). Si
può affermare quindi che il Po di Primaro rappresentasse per
Imola la più interessante via di accesso al mare. Quindi è
presumibile che nell'Alto Medioevo il sito dove oggi sorge
Conselice fosse il porto di Imola. Possiamo ora formulare la
seconda ipotesi sull'origine del nome: il porto lagunare serviva
agli imolesi per l'approvvigionamento di diverse materie prime,
soprattutto la selce proveniente dall'Alto Adriatico.
Dal Medioevo all'Unità
d'Italia
Le date fondamentali della storia medievale
e moderna di Conselice sono:
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Il primo
documento che parla del Portus
de Capite selcis è datato
1084. In quest'epoca il dominio
sul porto era di spettanza alla città di
Imola, attraverso il quale
svolgeva i suoi commerci marittimi con
Venezia e con gli altri porti del
mare Adriatico, tanto che ad
Imola la moneta veneta aveva corso legale.
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Nel 1126
l'uso del porto e del canale che collegava Conselice ad
Imola passano al vescovo di Imola. Rimane di proprietà del
comune imolese il castello.
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Nella
Descriptio Romandiole
del 1371 (documento storico
preziosissimo per la conoscenza dei paesi e degli abitanti
della Bassa Romagna), Conselice compare come luogo
fortificato, appartenente allo Stato
Pontificio e con 34
fuochi, cioè nuclei familiari.
Ecco come doveva apparire Conselice secondo la descrizione
della storica Claudia Pancino:
"Alla fine della via Selice si trovava il
porto, attorniato da una cinta muraria. Su un lato di essa era
costruita la rocca, dove si trovava la sala in cui fino ad
almeno il XVI secolo si svolsero i Consigli comunali. Di fronte
alla rocca sorgeva la chiesa (San Martino), fra la rocca e la
chiesa trovava spazio la piazza (Piazza maggiore), [ai lati
della quale sorgevano] le prime (fino all'Ottocento pochissime)
abitazioni in muratura delle famiglie più benestanti. Il canale
Selice passava lungo il lato ovest della piazza. Proprio alla
metà del lato ovest della piazza, tra la rocca e la chiesa, un
ponte attraversava il canale. Di fronte al ponte, al di là del
canale, si apriva uno spazio che sarebbe poi stato la sede del
foro boario". La via principale del paese, che lo attraversava
da nord a sud (immancabilmente "Via Selice"), portava al vecchio
cimitero.
La chiesa e la piazza (rinominata Piazza Foresti) esistono
ancora oggi, così come la Via Selice, mentre il canale è stato
deviato di alcune centinaia di metri più ad ovest. Non è più
rimasto niente, invece, della rocca.
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Nel 1395 il
feudo di Conselice venne ceduto agli
Este di Ferrara. La
dominazione estense durò ben due secoli. Il paese era tenuto
da un capitano nominato direttamente dalla Casa d'Este. Per
le loro numerose prove di fedeltà dimostrate nel tempo, i
conselicesi vennero definiti da Eleonora d'Este (XIV secolo)
"i sudditi più fedeli che gli Este hanno in Romagna".
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Nel 1598,
esauritasi la dinastia d'Este, Conselice tornò sotto il
papato. Tuttavia la proprietà di gran parte della terra e
del territorio di Conselice era rimasta, anche durante il
dominio estense, ai vescovi di Imola, che ne traevano i
diritti enfiteutici, affitti
annuali e decime. La Chiesa, quindi, era tornata
proprietaria solo del castello, che venne dichiarato
appartenente alla Legazione di Ferrara.
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Alla dominazione pontificia pose fine la
conquista francese nel 1796.
Dopo varie turbolenze, conselice ritornò alla Santa Sede nel
1815.
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Con il plebiscito del
1859 Conselice entrò a far
parte del Regno di Sardegna che
due anni dopo divenne Regno d'Italia.
Successivamente la città passò dalla provincia di Ferrara a
quella di Ravenna.
Dall'Unità alla Liberazione
La nota Inchiesta Agraria Jacini (1871)
traccia un quadro della gestione del territorio di Conselice
negli anni immediatamente successivi alla nascita del Regno
d'Italia. La situazione non era molto cambiata dall'inizio
del secolo: una manciata di famiglie forestiere possedeva la
maggior parte delle terre; su tutte i conti Massari che,
arrivati da Ferrara al seguito dei napoleonici, avevano
acquistato nel giro di poco tempo le quattro più grandi
tenute conselicesi, diventando padroni di un terzo del
territorio comunale.
I proprietari residenti nel Comune, invece, erano piccoli o
piccolissimi agricoltori. Quasi tutti i proprietari con
poderi superiori a 10 ettari non risiedevano nel Comune.
Nella frazione di Lavezzola esistevano solo tre grandi
proprietà.
Per quanto riguarda la destinazione d'uso del territorio, la
situazione non era incoraggiante: ben due terzi erano
costituiti da zone umide, oppure zone asciutte solo d'estate
ma impraticabili in inverno. Il 20% era costituito da valli
permanenti, mentre meno del 15% era rappresentato da buon
terreno lavorativo. Si può ben osservare che nell'Ottocento
i conselicesi conducessero una vita molto incerta. Nel 1886
il comune fu sfiorato dall'emergenza colera. Una delle cause
fu certamente la scarsezza e l'inadeguatezza delle poche
fogne chiuse che esistevano nel centro abitato.
Che mestieri
facevano i conselicesi? Un'indagine condotta nel 1873 nella
principale parrocchia cittadina, San Martino, accerta che la
stragrande maggioranza degli uomini lavorava nei campi: 163
come braccianti (quindi come operai a giornata) e circa 150
come coloni (cioè agricoltori legati stabilmente alla loro
terra). Per quanto riguarda le donne, il mestiere più comune
era la filatrice. Vi erano poi: 8 bottegai, 2 caffettieri, 5
impiegati, un infermiere, un macellaio, una maestra e tre
maestri, un maestro di musica, due medici, un orologiaio, 4
osti, 3 pastori, 2 pensionati, 2
povere,
una tessitrice e 9 vallaroli.
Nel censimento del 1871, i 6860 abitanti erano così
distribuiti nel territorio: 4877 vivevano in case sparse
nelle campagne, mentre solo 1874 vivevano nei tre centri
abitati, cioè Conselice (1185), San Patrizio (361) e
Lavezzola (328).
Nel corso
dell'Ottocento si diffonde a Conselice la
risicoltura.
I primi terreni ad essere utilizzati per la coltivazione del
riso sono quelli prossimi alle paludi, situati nella
parte nord del territorio comunale, tra Lavezzola ed il Po
di Primaro. Alla metà del secolo la coltivazione del riso
supera in estensione le colture arboricole e cerealicole. Si
notano risaie anche alle porte dell'abitato a Conselice e
San Patrizio; alle risaie si alternano aree di pantano, di
cui molte peraltro venivano coltivate a riso. In molti casi
la coltivazione a riso era l'ultima scelta per i terreni che
non erano suscettibili di nessuna rendita. Si metteva un
terreno acquitrinoso a risaia con la speranza che col tempo
si colmasse e si potesse così metterlo a coltura, di cereali
per esempio. Conselice era inoltre, con Alfonsine, un centro
già famoso per l'allevamento dei ranocchi, anfibio tipico
delle zone umide. La fama di
Paese dei ranocchi, per cui
Conselice è rinomata tuttora, nasce proprio in questo
periodo.
Alla fine del secolo, comunque, la risicoltura è ancora il
"fulcro di tutte le vicende dell'agricoltura nel mondo
rurale conselicese". Nell'anno
1899 sono coltivati a risaia 400 ettari di terreno.
Nove anni prima (1890)
si era verificato a Conselice un grave fatto di sangue. Il
20 e 21 maggio si erano radunati in Piazza maggiore alcuni
braccianti ed alcune risaiole che reclamavano migliori
condizioni di lavoro e di salario. Le rivendicazioni,
specialmente delle mondine, presso i proprietari delle
risaie non avevano prodotto nessuno effetto. Dal canto loro,
i braccianti avevano come interlocutore lo stato e il
municipio. Il Ministero dei Lavori pubblici aveva finanziato
i lavori di costruzione della ferrovia
Ferrara-Ravenna-Rimini, che erano terminati l'anno prima
(1889). Ora centinaia di braccianti erano disoccupati e
chiedevano che lo stato aprisse nuovi cantieri. Decisi a
farsi sentire in Comune, dunque, i braccianti si mossero
verso il municipio. Ma le guardie chiamate a difendere il
palazzo municipale spararono colpi d'arma da fuoco sui
manifestanti. Due mondine ed un uomo rimasero sul terreno.
Questo episodio rappresentò un momento di svolta nella
storia del paese e nella storia dei rapporti di lavoro di
tutta la Pianura Padana: dopo i fatti di Piazza maggiore lo
spontaneismo lasciò il posto alle
prime forme di organizzazione
sindacale. Già alla fine dello
stesso anno, il 16 novembre si costituì l'"Associazione
generale cooperativa fra operai braccianti di Conselie,
Lavezzola e San Patrizio". Il 2 aprile
1891 nacque la "Società cooperativa fra i lavoranti
muratori di Conselice".
In un'inchiesta sul lavoro delle risaie pubblicata nel
1906 le condizioni salariali del conselicese venivano
descritte come le migliori della zona, dando ragione del suo
ruolo di avanguardia nella provincia di Ravenna.
Nel 1914 i terreni non destinati a risaia superano quelli a
risaia: ben il 28% della superficie è destinato a vigneto,
il 23% ai foraggi e oltre il 21% al grano. A Conselice non
esiste ancora la frutticoltura, che invece è molto
sviluppata nella confinante Massa Lombarda. Si può dire che
l'economia conselicese si esaurisca nel settore primario:
non ci sono stabilimenti industriali e non sono presenti
istituti di credito.
Dopo la prima
guerra mondiale cominciano i lavori di bonifica della parte
del territorio comunale ancora paludosa (circa un sesto
della superficie). Parallelamente, il settore primario è
attraversato da un processo di ammodernamento: più
concimazione chimica, più meccanizzazione, aumento
dell'estensione delle colture industriali (barbabietola,
frutteto).
Rimangono invece insufficienti le condizioni abitative dei
conselicesi: un rapporto dell'Ufficiale sanitario del 1921
segnala che la gran parte della popolazione vive in
condizioni di assoluta antiigienicità. Molte famiglie vivono
in un solo locale. La carenza di abitazioni, che si somma
alla cronica carenza di lavoro bracciantile, innesca una
miscela esplosiva: nel biennio 1920-21 il territorio
conselicese è scosso da rivolte che in alcuni casi sfociano
nella violenza. Il "biennio rosso" non porterà i benefici
sperati e già nel 1922 la lotta operaia avrà esaurito la sua
spinta propulsiva.
Conselice, che era stata amministrata dal Partito Socialista
fin dai primi anni del secolo, si avvia al definitivo
insediamento del potere fascista. A Conselice il
fascismo
presenta un'impronta prettamente locale: quella di una
reazione agraria diretta a restaurare il predominio dei
proprietari terrieri sugli operai. L'instaurarsi del potere
fascista nel municipio conselicese non porta comunque ad una
stabilizzazione del funzionamento dell'amministrazione:
comincia invece una vera e propria guerra tra le diverse
fazioni dello squadrismo locale. Il risultato sarà che per
quasi tutti gli anni Venti Conselice verrà retta da
commissari prefettizi e perderà quindi importanti
finanziamenti statali.
Vengono così dilungati i tempi della bonifica definitiva del
territorio, che si prolungano fino agli anni Trenta. Né si
riscontra un miglioramento della produttività dei terreni
già messi a coltura. Se il panorama del settore primario è
abbastanza statico, un settore dell'economia che registra
forti tassi di sviluppo è l'edilizia. L'espansione abitativa
è costante per tutti gli anni Venti e Trenta. Però avviene
al di fuori di qualsiasi pianificazione, poiché viene
tracciato un piano regolatore per il solo centro di
Conselice. A Lavezzola, per esempio, i privati vengono
indotti a costruire lungo i lati della Via Bastia, con il
risultato di far assumere al paese l'aspetto di un lungo
corridoio di case. Ed è l'aspetto che Lavezzola mantiene
tutt'oggi.
Permangono peraltro di basso tenore le condizioni abitative:
nessuna costruzione di case popolari, carenza di alloggi e
cattive condizioni igieniche sono i problemi cui devono
ancora far fronte i conselicesi. Le frazioni sono ancora
prive di sistema fognario.
Le già precarie
condizioni di vita della popolazione subiscono un repentino
peggioramento già nei primi mesi della seconda guerra
mondiale. L'aumento dei prezzi colpisce le fasce più deboli
e determina un peggioramento generale dell'alimentazione.
Fortissime difficoltà si registrano nell'approvvigionamento
dei combustibili. Ovviamente tutte le opere pubbliche
previste sono rimandate a dopo la conclusione del conflitto.
Conselice non ha ancora un acquedotto mentre la rete
fognaria, finora costruita solo nelle vie del centro, è
completamente ostruita, per cui quando piove il paese si
allaga.
Il periodo più duro della guerra, il 1944-45, è segnato dai
bombardamenti e dal passaggio del fronte. Le bombe
colpiscono l'arginatura del Sillaro, la linea ferroviaria,
il ponte sul Reno a Lavezzola. L'incursione del 29 agosto
colpisce l'abitato di Conselice, provocando il crollo di 16
edifici. Lo stesso periodo vede il costituirsi di formazioni
partigiane stabili, e militarmente inquadrate sul
territorio, che forniscono un supporto decisivo alle forze
alleate. Nel dicembre 1944 viene liberata Ravenna. Passato
l'inverno, il fronte alleato prosegue l'avanzata nella Bassa
Romagna. Conselice viene liberata il 14 aprile
1945. La lotta di liberazione è costata 27 morti in
combattimento ed almeno altrettanti per fucilazione.
Monumenti e luoghi
d'interesse
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Chiesa di San
Martino. È la chiesa
arcipretale di Conselice. Fu edificata nel 1820 in
seguito alla demolizione di una precedente chiesa
romanica del XI secolo, giudicata pericolante. Di sobrio
stile neoclassico, è composta di un'unica navata con
volte a botte e quattro cappelle laterali. I dipinti più
pregevoli che contiene sono una pala d'altare del
Seicento rappresentante i Santi Martino e Patrizio e il
dipinto ovale Madonna con
bambino dormiente di un
autore bolognese del XVIII secolo.
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Mulino di S.
Patrizio. Fu costruito
verso la fine del XV secolo lungo il Canale dei Mulini,
il corso d'acqua che collega Conselice con Imola. È
osservabile a tutt'oggi la struttura originaria, a due
piani. Di notevole interesse sono la paratia lignea ed i
macchinari conservati all'interno dell'edificio.
-
Conselice è
uno dei pochi paesi d'Italia ad aver dedicato un
monumento alle mondine e agli
scariolanti, a memoria del
secolo scorso, quando gran parte della popolazione era
occupata in lavori manuali e di fatica, e un
monumento al ranocchio,
che qui viene cucinato in maniera prelibata, vera
specialità gastronomica di Conselice.
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Nel settembre
2006 a Conselice si è inaugurato il primo
monumento alla stampa clandestina
ed alla libertà di stampa
di cui si ha notizia in Italia.
Cultura
Eventi e ricorrenze
Personalità legate a Conselice
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Eleuterio
Felice Foresti (1789-1858),
patriota. A lui è intitolata la
piazza principale di Conselice.
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Eugenio
Facchini (1912-1944),
federale di Bologna nel periodo della Repubblica Sociale
Italiana.
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Paolo Fabbri
(1889-1945), comandante
partigiano, sindacalista, antifascista, Medaglia d’Oro
al Valor Militare alla memoria.
-
Ines Bedeschi
(1911-1945), staffetta
partigiana, uccisa a Riva del Po (Parma) il 28 marzo
1945, Medaglia d’Oro al Valor Militare alla memoria.
-
Giovanna
Righini Ricci (1933-1993),
educatrice e scrittrice di
libri per ragazzi. A lei è intitolata la biblioteca
cittadina.
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Pierino Fuzzi
(1912), calciatore, ha
giocato in Serie A negli
anni Quaranta.
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Giovanni
Emiliani (1922),
calciatore, ha giocato in Serie A
negli anni Quaranta.
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Tiso Galletti,
presbitero
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