|
Questa peculiarità guerresca di Faenza,
comune a quasi tutte le città romagnole dell'epoca, accompagna
la città in diverse menzioni nella Divina commedia. Faentino è,
in particolare, Frate Alberigo dei Manfredi, collocato nella
terza zona dell'ultimo cerchio dell'inferno, quello i traditori
degli ospiti, al canto XXXIII, ed è l'ultimo peccatore (quindi
il peggiore) a dialogare con Dante. L'onore della città è
riscattato, fortunatamente, al XXI canto del Paradiso dove
compare Pier Damiani.
La cinquecentesca Porta delle
Chiavi, unica superstite delle porte urbane,
denominata così dal dono delle chiavi della città a
Papa Pio IX nel 1857
Raggiunse la massima fioritura sotto la
signoria dei Manfredi (dal 1313, e in particolare di Carlo II
Manfredi, sotto il quale venne rinnovato il centro urbano con la
costruzione della cattedrale e del palazzo del popolo). In epoca
rinascimentale divenne celebre per la produzione di oggetti in
ceramica, esportati in tutta Europa. Per questo motivo il
toponimo stesso è diventato sinonimo di maiolica in molte
lingue, tra cui il francese (faïance) e l'inglese (faience).
Nel 1500 la città fu assediata dalle truppe mercenarie di Cesare
Borgia, alle quali resistette per 6 mesi guidata dal sedicenne
Astorgio Manfredi, poi catturato a tradimento e imprigionato a
Roma dal Valentino. Pochi anni dopo il corpo del giovane signore
fu ritrovato nelle acque del Tevere. All'assedio di Faenza il
Guicciardini, che non esalta certo il Valentino come l'amico
Machiavelli, dedica un passo della sua Storia d'Italia:
« Il Valentino era pieno di sommo dolore che, avendo oltre alle
forze Franzesi uno esercito molto fiorito di capitani e soldati
Italiani (...), e avendosi promesso, co' suoi concetti
smisurati, che né mari né monti gli avessino a resistere, gli
fusse oscurata la fama de' principii della sua milizia da uno
popolo vivuto in lunga pace, e che in quel tempo non aveva altro
capo che un fanciullo »
Nel 1502 giunse a Faenza, su invito
del Borgia, Leonardo da Vinci. Il genio toscano realizzò il
progetto di una rete di gallerie sotterranee da usare in caso di
emergenza. Non si sa se la rete fu realizzata [2]poiché nel
1503, con la morte del padre papa Alessandro VI, crollava
l'effimero regno del Borgia.
Faenza fu brevemente occupata dai veneziani (1509/1510) ed entrò
quindi a far parte dello Stato della Chiesa. Durante il governo
di Guicciardini della Romagna pontificia, gode di particolare
favore, tanto che lo storico vi soggiornò per quasi tutto il
1525. È in questa fase che Faenza attrae tanti perseguitati
religiosi dell'Europa del nord e dell'est tanto da essere
definita città protestante.
La Chiesa non tardò a prendere le necessarie contromisure.
Infatti dopo il concilio di Trento, è sede del Tribunale della
Santa Inquisizione per la Romagna, che porta via dalla città gli
immigrati e gli artisti stranieri immigrati negli anni
precedenti.
Dal dominio pontificio ad oggi

Evangelista Torricelli dal
frontespizio di Lezioni accademiche d'Evangelista
Torricelli.
Nel 1608, la città diede i natali al noto
fisico e matematico Evangelista Torricelli discepolo di Galileo
e inventore del barometro.
Nella seconda metà del XVIII secolo Faenza divenne un'importante
centro del neoclassicismo italiano. Nel 1797 vicino Faenza, sul
Senio, si combatté la battaglia decisiva (ma dall'esito
scontato) fra le milizie pontificie e l'esercito di Napoleone.
Abbiamo un piacevole resoconto della battaglia nelle memorie di
Monaldo Leopardi, il padre di Giacomo:
« "Tutte
le milizie pontificie ascendevano a circa diecimila uomini -
racconta Leopardi senior -, e un quarto di questa gente si era
adunata a poco a poco in Faenza. Imola, perché troppo vicina a
Bologna, erasi abbandonata, e la resistenza doveva farsi sul
fiume [Senio] che corre fra le due città suddette. (...) Il
giorno 2 di febbraio del 1797, alla mattina, i Francesi
attaccarono, forti di circa diecimila uomini. I cannoni del
ponte spararono, e qualche Francese morì. Ben presto però
l'inimico si accinse a guadare il fiume; e vistosi dai popolani
che i Francesi non temevano di bagnarsi i piedi: "Addio", si
gridò nel campo. "Si salvi chi può" e tutti fuggirono per
duecento miglia, né si fermarono sino a Fuligno. Non esagero, ma
racconto nudamente quei fatti che accaddero in tempo mio, e dei
quali vidi alcuna parte. Un tal Bianchi, maggiore di
artiglieria, venne imputato di avere caricati i cannoni con li
fagiuoli. Ho letto la sua difesa stampata, e sembra scolpato
bastantemente; ma il fatto dei fagiuoli fu vero, e questa
mitraglia figurò nella guerra fra il Papa e la Francia" »
.
Nenni con il Guardaportone di
Montecitorio
Sotto l'occupazione napoleonica Faenza fu
sede tra il 1803 e il 1815 dell'unico liceo del dipartimento del
Rubicone, che comprendeva l'intera Romagna, grazie all'impegno
dell'intellettuale faentino Dionigi Strocchi (che diresse dal
1806 al 1809) e dell'amico Vincenzo Monti.
Nel 1891 è nato a Faenza Pietro Nenni, leader storico del
socialismo italiano, considerato tra i padri della repubblica.
Nel 1895 il Conte Carlo Zucchini, anima instancabile per molti
anni delle associazioni cattoliche faentine, condusse le forze
politiche cattoliche e liberali alla guida della città,
stabilendo un tale preponderanza che per Faenza venne coniata
l’espressione di "isola bianca", per distinguerla dal resto
della "rossa" Romagna dove prevalevano le forze socialiste e
repubblicane.
Il punto di maggior splendore della Faenza post unitaria fu
raggiunto nel 1908 con l'Esposizione Torricelliana, una
manifestazione imponente che fu visitata ed inaugurata dal Re in
persona portando Faenza alla ribalta nazionale. L'esposizione
raccoglieva nelle sale dell'ex convento di San Maglorio i
prodotti ceramici contemporanei (provenienti da tutta Europa).
Insieme ad esse sono stati esposti tanti esemplari prodotti da
antiche fornaci italiane. Conclusasi l'Esposizione grazie ai
doni degli espositori nacque il Museo che è oggi famoso in tutto
il mondo, con tanti visitatori e uno dei vanti della città.
Faenza è tra le città decorate al valor
militare per la guerra di liberazione ed è stata insignita della
croce di guerra al valor militare per i sacrifici delle sue
popolazioni e per la sua attività nella lotta partigiana durante
la seconda guerra mondiale. Nella lotta partigiana si distinse
particolarmente Benigno Zaccagnini, leader storico della
Democrazia Cristiana (dal 1975 al 1980).
A prova dell'influenza dell'arte Faentina, il 18 Agosto 2006 il
Premier del Québec Jean Charest annunciò il ritrovamento della
prima colonia francese in Canada, quella di Charlesbourg-Royal,
e che vi fu ritrovato un frammento di un piatto Istoriato
prodotto a Faenza tra il 1540 e il 1550, certamente di proprietà
del comandante aristocratico della colonia.
Duomo di Faenza
|

Il duomo di notte
|
Il Duomo di Faenza, espressione
dell'architettura rinascimentale in Romagna, è di influenza
toscana. La sua costruzione, su progetto di Giuliano da
Maiano, fu iniziata nel 1474, e non si concluse prima del
1515; la consacrazione al culto di San Pietro apostolo
avvenne nel 1581.
La
facciata
La fronte maestosa si annalza su
un'ampia gradinata. Il paramento marmoreo della facciata è
rimasto incompiuto e rimane a vista la tessitura con mattoni
sporgenti della muratura.
L'interno
Pianta a croce latina con alternanza di
pilastri e colonne con pulvino sopra il capitello.
L'interno, a tre navate, custodisce opere d'arte del periodo
rinascimentale, soprattutto sculture, tra cui:
-
la cappella della Beata Vergine delle
Grazie, eretta a santuario diocesano, che custodisce un
affresco staccato del 1412; l'affresco raffigura Maria
nell'atto di spezzare delle frecce, simbolo dei pericoli
da cui lei offre protezione;
-
l'arca di San Terenzio, del 1462,
opera di un maestro toscano;
-
l'arca di San Savino, compiuta nel
1468, forse scolpita a Firenze da Benedetto da Maiano;
-
l'arca di di Sant'Emiliano, della
seconda metà del Quattrocento (alcuni rilievi marmorei
sono oggi al Museo Jacquemart-André di Parigi);
-
il dipinto di
Innocenzo da Imola Beata
Vergine con Gesù Bambino e i santi Giovanni Battista,
Pietro e Paolo, Gioacchino ed Anna
(olio su tavola, 1526).
Il coro ligneo dietro all'altare
maggiore è del 1513.
Cultura
Musei
Museo Internazionele delle
Ceramiche
Sala Rinascimento Italiano
MIC Il Museo Internazionale delle
Ceramiche, fondato nel 1908 da Gaetano Ballardini e Tito
Pasqui, è diventato un importante centro culturale di
ricerca e di documentazione per la ceramica di tutto il
mondo e può proporre al pubblico un'ampia campionatura di
quanto è stato prodotto dall'antichità classica fino ai
giorni nostri. Il Museo è attualmente interessato da un
ampio processo di trasformazione che, grazie all'aumento
degli spazi espositivi, permetterà (ed in parte ciò è già
visibile) una più razionale e comprensibile presentazione
delle opere al pubblico. Il percorso prende avvio con le
ceramiche precolombiane, proposte con il supporto di una
raffinata didattica, cui seguono quelle dell'antichità
classica dalla preistoria all'epoca romana - e quindi i
manufatti provenienti dall'Estremo Oriente (Cina, Giappone,
Corea) e dal Medio Oriente. Al piano superiore del vecchio
quadrilatero è presentata l'evoluzione delle ceramiche di
Faenza dal Basso Medioevo al Rinascimento, che può essere
messa a confronto con la produzione del Rinascimento
italiano, ripartita per le varie regioni.
Piatto fine sec. XV "Giulia
Bella"
Una sezione illustra i successivi
sviluppi della ceramica italiana dal Seicento all'Ottocento,
dove è possibile ammirare le settecentesche ceramiche
faentine della manifattura dei Conti Ferniani, mentre nella
Sala Europa si può ammirare una selezione dei prodotti delle
principali manifatture europee. Di notevole interesse è il
presepe Zucchini, esposto in una sala apposita, raro esempio
di presepe monumentale faentino ottocentesco realizzato per
la famiglia dei Conti Zucchini dallo scenografo Romolo
Liverani. Il Museo non si rivolge solo alle ceramiche del
passato, ma è attento a quanto ancora oggi si produce nel
settore. Ecco allora i vasti spazi dedicati al contemporaneo
che prende le mosse dalle opere dei Premi Faenza, un
concorso internazionale che si celebra dal 1938. La sezione
accoglie, oltre ad una selezione di designer, anche
capolavori di artisti universalmente riconosciuti come
Picasso, Matisse, Rouault, Léger, Chagall, Fancello,
Fontana, Leoncillo, Burri, Martini, Melotti, Nespolo, Baj,
Arman, Matta. Infine, nella nuova sala conferenze, il
visitatore può accedere a una multivisione sulla genesi del
Museo.
Museo Nazionale dell'Età
Neoclassica in Romagna
Ingresso di Palazzo Milzetti
In età neoclassica, architetti come
Giuseppe Pistocchi, Giovanni Antonio Antolini, Pietro Tomba
e artisti come Felice Giani e i suoi seguaci, lo scultore
Antonio Trentanove, Giovan Battista Ballanti Graziani,
furono artefici di una profonda trasformazione culturale
della città. Palazzo Milzetti (poi Rondinini) rappresenta
l’esito senza dubbio più alto del neoclassismo faentino, per
la straordinaria integrazione tra l'architettura, la
decorazione e l'arredo, permettendo di restituire ai
visitatori l’esperienza della vita della nobiltà faentina
dell'inizio del XIX secolo. Il palazzo fu acquistato nel
1973 dallo stato italiano, ed è stato aperto al pubblico nel
1979, dopo un lungo e accurato restauro.
La Pinacoteca e gli altri musei

Crocifisso ligneo del maestro dei Crocifissi
Francescani (sec. XIII) conservato nella
pinacoteca comunale
La Pinacoteca ha origine nel 1797,
quando l'amministrazione comunale acquistò un'importante
collezione di stampe, disegni, gessi e dipinti dall'artista
Giuseppe Zauli, cui ben presto si aggiungesero altre opere
d'arte, provenienti dai conventi e dalle chiese soppressi in
forza delle leggi napoleoniche. Essa venne aperta al
pubblico nel 1879, nell'ex convento dei Gesuiti, ora
chiamato Palazzo degli Studi. Da allora, e fino ai nostri
giorni, il patrimonio artistico è stato notevolmente
aumentato da ricche donazioni di privati, da depositi di
Enti pubblici, dai reperti archeologici emersi a seguito
delle attività edilizie. Altri musei sono il Museo civico di
Scienze naturali di Faenza. Il Museo Carlo Zauli, fondato
dopo la sua morte nel 2002 nel laboratorio dell'artista,
scultore e ceramista, raccoglie le sue opere in una
collezione permanente.
|