Comune di

Nerviano

 

Stemma del comune
audax 1001 miglia Italia
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Faenza

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Il Percorso In Gonfalone
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Percorso Randonnée
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Nerviano

Fombio

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Fombio

Colorno

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Colorno

Massa Finalese

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Massa Finalese

Faenza

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Conselice

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Faenza

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Faenza

Dicomano

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Dicomano

Chiusi della Verna

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Chiusi della Verna

Passignano sul Trasimeno

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Passignano sul Trasimeno

Todi

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Todi

Bolsena

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Bolsena

Pomonte

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Montalcino

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Castelnuovo Berardenga
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Montaione 
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Montecatini Terme 
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Aulla
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Deiva Marina 
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17 Deiva Marina
Casella 
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Castellania 
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Nerviano 
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Comune di

Faenza





Provincia di

Ravenna





Regione
Emilia Romagna

Faenza (Faventia in latino, Fênza in romagnolo) è un comune della provincia di Ravenna.

Posta sulla via Emilia fra Imola e Forlì, praticamente al centro della Romagna, si trova ai piedi delle prime colline appenniniche.

È sede vescovile della diocesi di Faenza-Modigliana ed è storicamente nota per la produzione ceramica.

Oltre che faentini, un nome classico con il quale sono raggruppati gli abitanti di Faenza è "manfredi", dal nome della famiglia che governò la città.

 

Storia

L'antichità

Le origini della città si perdono nella mitologia. Pare, infatti che i coloni attici che, risalendo l'Adriatico, fondarono Ravenna, si fossero spinti nell'entroterra fondando l'insediamento di Foentia. La città crebbe come centro commerciale sotto etruschi e celti grazie alla posizione favorevole offertale dall'incrocio fra il fiume Lamone, la via salaria che attraverso gli appennini portava il sale in etruria e campania e la strada che poi i romani avrebbero lastricato e chiamato Aemilia. In seguito alla conquista romana nel II secolo a.C. fu colonia d'insediamento (Faventia, che significa "la favorita degli dei") e si sviluppò grazie alla produzione agricola, tessile e ceramica. Qui, nel 82 a.C. il sillano Quinto Cecilio Metello Pio sconfisse l'esercito del populares Gneo Papirio Carbone, durante le guerre civili della tarda repubblica romana. Decaduta a partire dal II secolo d.C., è ricordata dalle cronache per la battaglia combattutasi nel 542, nella quale Totila e l'esercito ostrogoto sconfissero i Bizantini. Al VII secolo risale la prima cinta muraria, costruita per difendere la città dai Longobardi.

 

Il Medioevo

Fu nuovamente prospera a partire dall'VIII secolo. Dominata in epoca alto-medioevale dai vescovi, divenne nel XII secolo libero comune. Faenza fu famosa per la sua propensione alle guerre e fu perciò coinvolta nei principali avvenimenti anche a livello nazionale. Inizialmente fedelissima all'imperatore, e questo trova conferma anche dalla visita di Federico Barbarossa che qui si fermò per diverso tempo con tutta la sua corte, aderì in seguito alla Lega Lombarda (1178). Nel periodo guelfo fu spesso in contrasto con la ghibellina Forlì. Nel 1241 fu assediata e presa dall'imperatore Federico II, con l'aiuto dei forlivesi e di Teobaldo Ordelaffi. In seguito passò sotto il potere di Maghinardo Pagani, signore di Palazzuolo, che approfittò della divisione fra guelfi e ghibellini. Maghinardo ebbe un ruolo molto importante nella storia della città e si dimostrò un ottimo politico ed un astuto stratega. 

Questa peculiarità guerresca di Faenza, comune a quasi tutte le città romagnole dell'epoca, accompagna la città in diverse menzioni nella Divina commedia. Faentino è, in particolare, Frate Alberigo dei Manfredi, collocato nella terza zona dell'ultimo cerchio dell'inferno, quello i traditori degli ospiti, al canto XXXIII, ed è l'ultimo peccatore (quindi il peggiore) a dialogare con Dante. L'onore della città è riscattato, fortunatamente, al XXI canto del Paradiso dove compare Pier Damiani. 

La cinquecentesca Porta delle Chiavi, unica superstite delle porte urbane, denominata così dal dono delle chiavi della città a Papa Pio IX nel 1857

Raggiunse la massima fioritura sotto la signoria dei Manfredi (dal 1313, e in particolare di Carlo II Manfredi, sotto il quale venne rinnovato il centro urbano con la costruzione della cattedrale e del palazzo del popolo). In epoca rinascimentale divenne celebre per la produzione di oggetti in ceramica, esportati in tutta Europa. Per questo motivo il toponimo stesso è diventato sinonimo di maiolica in molte lingue, tra cui il francese (faïance) e l'inglese (faience).
Nel 1500 la città fu assediata dalle truppe mercenarie di Cesare Borgia, alle quali resistette per 6 mesi guidata dal sedicenne Astorgio Manfredi, poi catturato a tradimento e imprigionato a Roma dal Valentino. Pochi anni dopo il corpo del giovane signore fu ritrovato nelle acque del Tevere. All'assedio di Faenza il Guicciardini, che non esalta certo il Valentino come l'amico Machiavelli, dedica un passo della sua Storia d'Italia:

« Il Valentino era pieno di sommo dolore che, avendo oltre alle forze Franzesi uno esercito molto fiorito di capitani e soldati Italiani (...), e avendosi promesso, co' suoi concetti smisurati, che né mari né monti gli avessino a resistere, gli fusse oscurata la fama de' principii della sua milizia da uno popolo vivuto in lunga pace, e che in quel tempo non aveva altro capo che un fanciullo »

 

 Nel 1502 giunse a Faenza, su invito del Borgia, Leonardo da Vinci. Il genio toscano realizzò il progetto di una rete di gallerie sotterranee da usare in caso di emergenza. Non si sa se la rete fu realizzata [2]poiché nel 1503, con la morte del padre papa Alessandro VI, crollava l'effimero regno del Borgia.
Faenza fu brevemente occupata dai veneziani (1509/1510) ed entrò quindi a far parte dello Stato della Chiesa. Durante il governo di Guicciardini della Romagna pontificia, gode di particolare favore, tanto che lo storico vi soggiornò per quasi tutto il 1525. È in questa fase che Faenza attrae tanti perseguitati religiosi dell'Europa del nord e dell'est tanto da essere definita città protestante.
La Chiesa non tardò a prendere le necessarie contromisure. Infatti dopo il concilio di Trento, è sede del Tribunale della Santa Inquisizione per la Romagna, che porta via dalla città gli immigrati e gli artisti stranieri immigrati negli anni precedenti.

 

Dal dominio pontificio ad oggi

Evangelista Torricelli dal frontespizio di Lezioni accademiche d'Evangelista Torricelli.

Nel 1608, la città diede i natali al noto fisico e matematico Evangelista Torricelli discepolo di Galileo e inventore del barometro.
Nella seconda metà del XVIII secolo Faenza divenne un'importante centro del neoclassicismo italiano. Nel 1797 vicino Faenza, sul Senio, si combatté la battaglia decisiva (ma dall'esito scontato) fra le milizie pontificie e l'esercito di Napoleone. Abbiamo un piacevole resoconto della battaglia nelle memorie di Monaldo Leopardi, il padre di Giacomo:

 

« "Tutte le milizie pontificie ascendevano a circa diecimila uomini - racconta Leopardi senior -, e un quarto di questa gente si era adunata a poco a poco in Faenza. Imola, perché troppo vicina a Bologna, erasi abbandonata, e la resistenza doveva farsi sul fiume [Senio] che corre fra le due città suddette. (...) Il giorno 2 di febbraio del 1797, alla mattina, i Francesi attaccarono, forti di circa diecimila uomini. I cannoni del ponte spararono, e qualche Francese morì. Ben presto però l'inimico si accinse a guadare il fiume; e vistosi dai popolani che i Francesi non temevano di bagnarsi i piedi: "Addio", si gridò nel campo. "Si salvi chi può" e tutti fuggirono per duecento miglia, né si fermarono sino a Fuligno. Non esagero, ma racconto nudamente quei fatti che accaddero in tempo mio, e dei quali vidi alcuna parte. Un tal Bianchi, maggiore di artiglieria, venne imputato di avere caricati i cannoni con li fagiuoli. Ho letto la sua difesa stampata, e sembra scolpato bastantemente; ma il fatto dei fagiuoli fu vero, e questa mitraglia figurò nella guerra fra il Papa e la Francia" »

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Nenni con il Guardaportone di Montecitorio

Sotto l'occupazione napoleonica Faenza fu sede tra il 1803 e il 1815 dell'unico liceo del dipartimento del Rubicone, che comprendeva l'intera Romagna, grazie all'impegno dell'intellettuale faentino Dionigi Strocchi (che diresse dal 1806 al 1809) e dell'amico Vincenzo Monti.
Nel 1891 è nato a Faenza Pietro Nenni, leader storico del socialismo italiano, considerato tra i padri della repubblica.
Nel 1895 il Conte Carlo Zucchini, anima instancabile per molti anni delle associazioni cattoliche faentine, condusse le forze politiche cattoliche e liberali alla guida della città, stabilendo un tale preponderanza che per Faenza venne coniata l’espressione di "isola bianca", per distinguerla dal resto della "rossa" Romagna dove prevalevano le forze socialiste e repubblicane.
Il punto di maggior splendore della Faenza post unitaria fu raggiunto nel 1908 con l'Esposizione Torricelliana, una manifestazione imponente che fu visitata ed inaugurata dal Re in persona portando Faenza alla ribalta nazionale. L'esposizione raccoglieva nelle sale dell'ex convento di San Maglorio i prodotti ceramici contemporanei (provenienti da tutta Europa). Insieme ad esse sono stati esposti tanti esemplari prodotti da antiche fornaci italiane. Conclusasi l'Esposizione grazie ai doni degli espositori nacque il Museo che è oggi famoso in tutto il mondo, con tanti visitatori e uno dei vanti della città.

Faenza è tra le città decorate al valor militare per la guerra di liberazione ed è stata insignita della croce di guerra al valor militare per i sacrifici delle sue popolazioni e per la sua attività nella lotta partigiana durante la seconda guerra mondiale. Nella lotta partigiana si distinse particolarmente Benigno Zaccagnini, leader storico della Democrazia Cristiana (dal 1975 al 1980).
A prova dell'influenza dell'arte Faentina, il 18 Agosto 2006 il Premier del Québec Jean Charest annunciò il ritrovamento della prima colonia francese in Canada, quella di Charlesbourg-Royal, e che vi fu ritrovato un frammento di un piatto Istoriato prodotto a Faenza tra il 1540 e il 1550, certamente di proprietà del comandante aristocratico della colonia. 

Duomo di Faenza

Il duomo di notte
Il duomo di notte

Il Duomo di Faenza, espressione dell'architettura rinascimentale in Romagna, è di influenza toscana. La sua costruzione, su progetto di Giuliano da Maiano, fu iniziata nel 1474, e non si concluse prima del 1515; la consacrazione al culto di San Pietro apostolo avvenne nel 1581.

La facciata

La fronte maestosa si annalza su un'ampia gradinata. Il paramento marmoreo della facciata è rimasto incompiuto e rimane a vista la tessitura con mattoni sporgenti della muratura.

L'interno

Pianta a croce latina con alternanza di pilastri e colonne con pulvino sopra il capitello. L'interno, a tre navate, custodisce opere d'arte del periodo rinascimentale, soprattutto sculture, tra cui:

  • la cappella della Beata Vergine delle Grazie, eretta a santuario diocesano, che custodisce un affresco staccato del 1412; l'affresco raffigura Maria nell'atto di spezzare delle frecce, simbolo dei pericoli da cui lei offre protezione;

  • l'arca di San Terenzio, del 1462, opera di un maestro toscano;

  • l'arca di San Savino, compiuta nel 1468, forse scolpita a Firenze da Benedetto da Maiano;

  • l'arca di di Sant'Emiliano, della seconda metà del Quattrocento (alcuni rilievi marmorei sono oggi al Museo Jacquemart-André di Parigi);

  • il dipinto di Innocenzo da Imola Beata Vergine con Gesù Bambino e i santi Giovanni Battista, Pietro e Paolo, Gioacchino ed Anna (olio su tavola, 1526).

Il coro ligneo dietro all'altare maggiore è del 1513.

 

Cultura

Musei

Museo Internazionele delle Ceramiche

Sala Rinascimento Italiano

MIC Il Museo Internazionale delle Ceramiche, fondato nel 1908 da Gaetano Ballardini e Tito Pasqui, è diventato un importante centro culturale di ricerca e di documentazione per la ceramica di tutto il mondo e può proporre al pubblico un'ampia campionatura di quanto è stato prodotto dall'antichità classica fino ai giorni nostri. Il Museo è attualmente interessato da un ampio processo di trasformazione che, grazie all'aumento degli spazi espositivi, permetterà (ed in parte ciò è già visibile) una più razionale e comprensibile presentazione delle opere al pubblico. Il percorso prende avvio con le ceramiche precolombiane, proposte con il supporto di una raffinata didattica, cui seguono quelle dell'antichità classica dalla preistoria all'epoca romana - e quindi i manufatti provenienti dall'Estremo Oriente (Cina, Giappone, Corea) e dal Medio Oriente. Al piano superiore del vecchio quadrilatero è presentata l'evoluzione delle ceramiche di Faenza dal Basso Medioevo al Rinascimento, che può essere messa a confronto con la produzione del Rinascimento italiano, ripartita per le varie regioni.

Piatto fine sec. XV "Giulia Bella"

Una sezione illustra i successivi sviluppi della ceramica italiana dal Seicento all'Ottocento, dove è possibile ammirare le settecentesche ceramiche faentine della manifattura dei Conti Ferniani, mentre nella Sala Europa si può ammirare una selezione dei prodotti delle principali manifatture europee. Di notevole interesse è il presepe Zucchini, esposto in una sala apposita, raro esempio di presepe monumentale faentino ottocentesco realizzato per la famiglia dei Conti Zucchini dallo scenografo Romolo Liverani. Il Museo non si rivolge solo alle ceramiche del passato, ma è attento a quanto ancora oggi si produce nel settore. Ecco allora i vasti spazi dedicati al contemporaneo che prende le mosse dalle opere dei Premi Faenza, un concorso internazionale che si celebra dal 1938. La sezione accoglie, oltre ad una selezione di designer, anche capolavori di artisti universalmente riconosciuti come Picasso, Matisse, Rouault, Léger, Chagall, Fancello, Fontana, Leoncillo, Burri, Martini, Melotti, Nespolo, Baj, Arman, Matta. Infine, nella nuova sala conferenze, il visitatore può accedere a una multivisione sulla genesi del Museo.

 

Museo Nazionale dell'Età Neoclassica in Romagna

Ingresso di Palazzo Milzetti

In età neoclassica, architetti come Giuseppe Pistocchi, Giovanni Antonio Antolini, Pietro Tomba e artisti come Felice Giani e i suoi seguaci, lo scultore Antonio Trentanove, Giovan Battista Ballanti Graziani, furono artefici di una profonda trasformazione culturale della città. Palazzo Milzetti (poi Rondinini) rappresenta l’esito senza dubbio più alto del neoclassismo faentino, per la straordinaria integrazione tra l'architettura, la decorazione e l'arredo, permettendo di restituire ai visitatori l’esperienza della vita della nobiltà faentina dell'inizio del XIX secolo. Il palazzo fu acquistato nel 1973 dallo stato italiano, ed è stato aperto al pubblico nel 1979, dopo un lungo e accurato restauro.

 

La Pinacoteca e gli altri musei


Crocifisso ligneo del maestro dei Crocifissi Francescani (sec. XIII) conservato nella pinacoteca comunale

La Pinacoteca ha origine nel 1797, quando l'amministrazione comunale acquistò un'importante collezione di stampe, disegni, gessi e dipinti dall'artista Giuseppe Zauli, cui ben presto si aggiungesero altre opere d'arte, provenienti dai conventi e dalle chiese soppressi in forza delle leggi napoleoniche. Essa venne aperta al pubblico nel 1879, nell'ex convento dei Gesuiti, ora chiamato Palazzo degli Studi. Da allora, e fino ai nostri giorni, il patrimonio artistico è stato notevolmente aumentato da ricche donazioni di privati, da depositi di Enti pubblici, dai reperti archeologici emersi a seguito delle attività edilizie. Altri musei sono il Museo civico di Scienze naturali di Faenza. Il Museo Carlo Zauli, fondato dopo la sua morte nel 2002 nel laboratorio dell'artista, scultore e ceramista, raccoglie le sue opere in una collezione permanente.

 

 






















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A.S.D. 1001 MI . Sav - via Mons. Piazzi 15 - 20014 Nerviano  

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